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“Quando essere innamorati significa soffrire, stiamo amando troppo” scrive Robin Norwood in Donne che amano troppo. Io sono una donna che ha amato troppo. Io sono una donna che credeva che senza un partner niente avrebbe avuto senso, io non avrei avuto senso. L’idea della coppia, dell’amore a tutti i costi condizionavano tutta la mia esistenza, e ogni tipo di relazione, sentimentale e non, era caratterizzata dalla paura paralizzante di essere abbandonata. Poi, ad un certo punto, ho scoperto di non essere sola. Ho compreso che la mia sofferenza era la stessa di tante altre persone.
“Molto dolore per nulla” è il racconto dei miei troppi amori troppo amati, intrecciato a storie di persone che negli anni ho incontrato e ascoltato. È anche però la storia di quando ci si sveglia, di quando si devono aprire gli occhi per salvarsi e ascoltare finalmente il vuoto di cui si ha così terrore, scoprendo di quanta ricchezza è pieno. “Molto dolore per nulla” è il racconto di un dolore attraversato, da perdonarsi e persino da ringraziare perché è anche merito suo se si può guardare con un sorriso tenero e divertito a ciò che siamo stati e che siamo, e tutto questo non è nulla.
“When being in love means suffering, we are loving too much,” writes Robin Norwood in *Women Who Love Too Much*. I am a woman who has loved too much. I am a woman who believed that without a partner, nothing would make sense—that I, myself, would have no meaning. The idea of being part of a couple—of pursuing love at any cost—shaped my entire existence; every relationship, whether romantic or otherwise, was defined by a paralyzing fear of abandonment. Then, at a certain point, I discovered that I was not alone. I realized that my suffering was the same as that of so many others.
“Molto dolore per nulla” is the story of my own excessive, all-consuming loves, interwoven with the stories of people I have met and listened to over the years. It is also the story of that moment of waking up—of having to open one’s eyes to save oneself, and finally listening to the very void one once feared so intensely, only to discover how rich it truly is. “Molto dolore per nulla” is an account of pain that has been lived through—pain that deserves to be forgiven, and even thanked, for it is partly thanks to that pain that we can now look back at who we were—and who we are—with a tender, amused smile. And that, in the end, is far from “nothing.”