di Silvia Elena Montagnini
con Benedetta Tartaglia
regia Marco Pasquinucci
disegno luci Diego Ribechini
produzione Officine Papage
La scena è spoglia. C’è solo uno stendibiancheria, vuoto.
Siamo su un terrazzo.
Una ragazza entra per stendere i panni: un gesto familiare, che si ripete giornalmente e
naturalmente in ogni parte del mondo.
La ragazza racconta di un tempo, non molto lontano, in cui dal suo terrazzo poteva vedere un
muro: un muro che divideva la città, o meglio, divideva le famiglie che la abitavano. Da una parte
quelle formate da una donna e un uomo (sposati) con figli, dall’altra… tutte le altre:
Famiglie con figli a volontà
Famiglie con figli.. arriveranno? Chissà.
Famiglie giunte da oltre il mare
Che per arrivare fin qui han dovuto nuotare
Famiglie con genitori divorziati
Famiglie… che poi si sono risposati
Famiglie con nonni, zii e cani
Ma genitori no, che sono lontani
Famiglie con due mamme o due papà
Ma qui nessuno chiede “come si fa?”
Famiglie di persone sole, come me
Ma anche da sola faccio per tre.
Famiglie numerose, litigiose, pelose
Tutte diverse, ma sempre amorose.
Famiglie rosse, verdi o lillà.
Eppure ci han divisi. Chissà.
Per fortuna adesso la situazione è diversa.
Tutto si è risolto, il muro è diventato un ponte.
Ma cos’è successo una manciata di anni fa, dopo che il muro è stato innalzato e la città divisa in
due? Chi ha cambiato le cose, e come?
La ragazza comincia a raccontare.
Martina ha due mamme. Piero ha una mamma e un papà.
Martina sta da una parte del muro, quella degli “altri”.
La sua parte del muro è varia e colorata,
come un arcobaleno. Senza un colore, però: il blu.
Piero sta dall’altra parte del muro, insieme alle famiglie “tutte blu”, “solo blu” che (da lontano)
sembrano tutte uguali alla sua.
Con la scusa di un pallone che vola accidentalmente oltre il muro Martina e Piero, due bambini
destinati a non incontrarsi mai, due eroi inconsapevoli, accendono grazie alla loro curiosità e alla
loro voglia di conoscersi la scintilla di una piccola grande rivoluzione. Anche le loro famiglie,
apparentemente così diverse, si conosceranno, e si scopriranno molto simili, con alla base l’amore,
il rispetto, il sostegno e la comprensione.
E, finalmente, l’arcobaleno della città tornerà ad avere tutti i suoi colori.
In un momento storico in cui la Società è liquida – come direbbe il famoso sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman – il tentativo è quello di cercare, al di là delle forme in cui si manifesta, un denominatore comune per definire la famiglia. Dopo laboratori e ricerche con bambini dai 6 ai 10 anni questo denominatore sembra essere l’Amore; e l’apertura verso le forme diverse è la Conoscenza, spinta dalla Curiosità. Lo spettacolo si sviluppa sotto forma di narrazione, monologo di un’unica attrice, che alternando momenti narrativi a momenti in cui impersona i protagonisti di cui racconta, accompagna con leggerezza i piccoli-grandi spettatori alla scoperta di questa singolare vicenda. L’escamotage drammaturgico del terrazzo che si affaccia sul cortile e che rende la protagonista personaggio (quasi) onnisciente permette allo spettatore di seguire attraverso i suoi occhi ciò che succede nella storia. Questo spettacolo vuole mostrare con delicatezza e poesia diverse armonie, diverse realtà. Non si daranno semplici risposte o semplificazioni. Il fine è quello di far nascere curiosità, interesse, di evitare il giudizio a priori e lasciare aperta la porta a ciò che non si conosce.
La narrazione si sviluppa intorno a una piccola struttura autoportante realizzata con uno stendibiancheria – oggetto “familiare”, nel vero senso della parola, poiché tutte le famiglie lo hanno in casa. Passando sulla strada appena fuori da un cortile o spiando discretamente un balcone, se si scorge uno stendibiancheria con gli abiti appesi ad asciugare si evince chiaramente che tipo di famiglia abita la casa. Il linguaggio utilizzato è molto semplice: lo stendino sarà un catalizzatore di storie, raccontate attraverso i personaggi che si esprimeranno in prima persona, ma anche con una narrazione esterna, attraverso l’attrice che entra nella vicenda a sua volta mescolandosi con i personaggi. Qualche abito indica, suggerisce, le caratteristiche dei protagonisti. Le musiche accompagnano la narrazione che passa da momenti poetici a momenti ironici, senza perdere mai di vista la comprensione per il bambino.


