La strana storia della Signora Frola e del Signor Ponza suo genero
La strana storia della Signora Frola e del Signor Ponza suo genero
tratto da Così è (se vi pare)
di Luigi Pirandello
regia Marco Pasquinucci e Carlos J. Pessoas
riscrittura drammaturgica Marco Pasquinucci, Dario Furini, Emanuele Niego, Benedetta Tartaglia
con Benedetta Berti, Dario Furini, Tiago Martins Ghilli, Emanuele Niego, Marco Pasquinucci, Benedetta Tartaglia
luci Diego Ribechini
scene e costumi Valentina Albino e Alice Piscitelli
prima spettatrice Laura Bevione
In un momento storico dominato dalla semplificazione, dalla presunzione di sapere e potere conoscere tutto, dalla saturazione delle informazioni, dall’istantaneità della comunicazione che rende fittiziamente accessibile qualsiasi luogo, qualsiasi tempo, qualsiasi cosa, il celebre testo di Pirandello (Così è se vi pare) al quale l’opera si ispira ci mostra ancora la sua grande attualità, raccontando ai pubblici con lucidità tagliente questo nostro caotico, arrogante e pericoloso presente.
Viviamo in un tempo in cui la verità non è più un territorio condiviso ma una materia instabile, continuamente deformata. Siamo immersi in un paesaggio fatto di fake news, identità frantumate in profili e avatar, narrazioni parallele che si contraddicono e si sovrappongono. Ogni giorno ci confrontiamo con versioni multiple di ciò che accade, senza poter stabilire quale sia “vera”.
In questo scenario, “Così è (se vi pare)” non appare come un testo del passato, ma come la radiografia esatta del presente. Pirandello costruisce un meccanismo perfetto per dimostrare che nessuna testimonianza è affidabile, che i documenti non bastano, che ogni verità è un punto di vista.
Il nostro lavoro nasce da una domanda più intima e più urgente:
come possiamo sostenere ciò che non si lascia conoscere completamente?
È una domanda che riguarda la verità, ma anche — e forse soprattutto — la nostra capacità di accettare la complessità del reale senza ridurla, senza semplificarla, senza violentarla nel tentativo di fissarla.
È la domanda che attraversa la città, i personaggi del dramma, la loro impossibilità di essere letti in modo univoco, e il nostro sguardo contemporaneo, che oscilla continuamente tra il bisogno di capire e la paura di non riuscirci.
La storia si muove su due piani paralleli.
Il primo livello è quello della piccola città, dei suoi abitanti: un mondo ingessato nella forma, nell’educazione di facciata, nel pettegolezzo elevato a diritto civico,nella violenza che si traveste da curiosità legittima. È un piccolo borgo che si accende e si infiamma grazie al dolore degli altri. La vicenda di Ponza e della Signora Frola diventa il loro nutrimento emotivo, la febbre che riaccende la città, il loro modo per sentirsi vivi.
Il secondo livello è quello del dramma: la Signora Frola, il Signor Ponza, la Signora Ponza. Tre figure costruite da Pirandello con precisione millimetrica. Tre identità nere, dolenti, spezzate. Tre personaggi che ripetono, più volte, che la verità deve stare nascosta. Il conflitto fra questi due livelli — fra chi vuole custodire il mistero e chi vuole scoperchiarlo a tutti i costi — è il motore dell’opera. La tensione tra questi mondi genera la fame di conoscere, di vedere, di strappare il velo: un desiderio che diventa rapidamente violenza. Perché abbiamo così bisogno del dolore degli altri per riempire il vuoto delle nostre vite? È in questo attrito che il testo prende vita: nella distanza incolmabile tra chi custodisce il mistero e chi, per sentirsi vivo, ha bisogno di violarlo.
Questo spettacolo, prima ancora che una messa in scena, è una riflessione sul bisogno umano di raccontare, interpretare, distorcere, credere. La città ha bisogno del dramma Ponza/Frola per dare un senso alle sue giornate grigie. Pirandello ha bisogno dei personaggi per dare forma alla propria inquietudine. Il personaggio di Lamberto Laudisi – alter ego di Pirandello – vive perché le storie lo cercano, lo inseguono, lo assediano. E noi, oggi, abbiamo bisogno del teatro per mantenere vivo lo sguardo sulla complessità. La storia non è una scelta esterna alla vita: è il modo in cui sopravviviamo alla sua incoerenza.



